Apertura diaframma

hauk

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Salve a tutti,
In ogni tutorial o spiegazione varia si dice che non bisogna chiudere il diaframma più di 14-16 f. per evitare spiacevoli disturbi nella fotografia.
Ovviamente io ho voluto comunque provare a chiudere maggiormente.
Infatti ho fatto uno scatto con una focale da 80 mm. con un primo piano a circa 10 metri, per avere tutto il campo a fuoco ho chiuso a f32.
Risultato tutta l'immagine è uscita con un disturbo elevato che non valeva il recupero.
A questo punto porgo una domanda.

Per quale motivo il diaframma si può stringere ancora di più se poi le immagini vengono disturbate?
 

49luciano

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Salve a tutti,
In ogni tutorial o spiegazione varia si dice che non bisogna chiudere il diaframma più di 14-16 f. per evitare spiacevoli disturbi nella fotografia.
Ovviamente io ho voluto comunque provare a chiudere maggiormente.
Infatti ho fatto uno scatto con una focale da 80 mm. con un primo piano a circa 10 metri, per avere tutto il campo a fuoco ho chiuso a f32.
Risultato tutta l'immagine è uscita con un disturbo elevato che non valeva il recupero.
A questo punto porgo una domanda.
Per quale motivo il diaframma si può stringere ancora di più se poi le immagini vengono disturbate?
Con la fotografia analogica il diaframma era solo il rubinetto che dosava la luce, insieme con i tempi di otturazione, luce che serviva alla pellicola per impressionarsi e restituire l'immagine, la pellicola era semplicemente un pezzo di plastica dove era spalmata una gelatina animale con dei cristalli d'argento, quindi che la luce arrivasse da un forellino o da una caverna poco importava purchè arrivasse a sufficenza, nel digitale la pellicola è sostituita dal sensore e il sensore è composto da diversi strati, lastrina di vetro (filtro) pannello dei pixel, supporto elettronico ai pixel che rispondono diversamente alla luce che li colpisce, chiudendo il diaframma oltre un teorico f.8/11, si vanno a creare degli artifizi elettronici a secondo dell'inclinazione della luce che arriva dal cerchio del diaframma, più il diaframma è chiuso più la luce arriva obliqua sul sensore, altro importante fattore da tener presente che la pellicola cambia ad ogni scatto invece il sensore è sempre quello, quanti di voi avranno visto che in alcune foto trovano delle "macchie"più o meno grandi? sono sporchini di polvere sul sensore che si depositano su quel vetro che fa da filtro, se scattate a tutta apertura nessuno nota niente se chiudete a f. 32 troverete una marea di sassolini che vi fanno nascere domande su domande, escludo però che chiudendo il diaframma ed esponendo in modo esatto ci sia più rumore di una foto fatta a apertura più ampia, il rumore aumenta con al sottoesposizione e con iso alti, il diaframma non c'entra.

:angelic:
 

bobol

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hauk

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Grazie Mille a Tutti per le esaurienti risposte.
Visto che parliamo di fotografia digitale, per cui file raw in postproduzione, per fare lo sviluppo del jpg si possono usare le potenze dei software.
Per cui, quando si cerca la foto nitida con profondità di campo eccessive invece di agire sulla chiusura eccessiva del diaframma si può scattare con apertura più ampia e fare 2 o 3 scatti mettendo a fuoco primi piani e sfondi con scatti diversi e fondere tutte le immagini assieme con la tecnica del focus-stacking.
 
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bobol

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Si è una tecnica che puoi utilizzare, ma considera che la zona nitida non dipende solo dal valore f impostato ma anche dalla focale e dalla distanza del punto di messa a fuoco, quindi considera che in un paesaggio dove parliamo di notevoli distanze puoi benissimo avere tutto a fuoco anche con un diaframma aperto (5.6 per esempio)
 

hauk

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....quindi considera che in un paesaggio dove parliamo di notevoli distanze puoi benissimo avere tutto a fuoco anche con un diaframma aperto (5.6 per esempio)
Scusa ma non ti seguo, tu dici che se metto a fuoco il castello a 500 metri di distanza è possibile farlo anche con apertura ampia, però in quel modo avrei un effetto piatto?

Se invece nella composizione voglio includere anche dei primi piani o secondi piani dici che se regolo il fuoco al castello lontano anche i primi piani risultano nitidi?

Spero di essermi spiegato abbastanza bene. :confuso:
 

bobol

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dico che se ad esempio monti un'ottica da 50 mm imposti il diaframma a 2.8 e focheggi ad una distanza di circa 50mt avrai una immagine nitida a partire da 11 mt da te fino ad infinito.
Ci sono specifiche App (tipo DOF calculator per android) che ti aiutano in questo......qui un esempio di un calcolatore on line
Il problema dello schiacciamento dei piani riguarda i teleobiettivi con focali lunghe
 

lever63

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Con la fotografia analogica il diaframma era solo il rubinetto che dosava la luce, insieme con i tempi di otturazione, luce che serviva alla pellicola per impressionarsi e restituire l'immagine, la pellicola era semplicemente un pezzo di plastica dove era spalmata una gelatina animale con dei cristalli d'argento, quindi che la luce arrivasse da un forellino o da una caverna poco importava purchè arrivasse a sufficenza, nel digitale la pellicola è sostituita dal sensore e il sensore è composto da diversi strati, lastrina di vetro (filtro) pannello dei pixel, supporto elettronico ai pixel che rispondono diversamente alla luce che li colpisce, chiudendo il diaframma oltre un teorico f.8/11, si vanno a creare degli artifizi elettronici a secondo dell'inclinazione della luce che arriva dal cerchio del diaframma, più il diaframma è chiuso più la luce arriva obliqua sul sensore, altro importante fattore da tener presente che la pellicola cambia ad ogni scatto invece il sensore è sempre quello, quanti di voi avranno visto che in alcune foto trovano delle "macchie"più o meno grandi? sono sporchini di polvere sul sensore che si depositano su quel vetro che fa da filtro, se scattate a tutta apertura nessuno nota niente se chiudete a f. 32 troverete una marea di sassolini che vi fanno nascere domande su domande, escludo però che chiudendo il diaframma ed esponendo in modo esatto ci sia più rumore di una foto fatta a apertura più ampia, il rumore aumenta con al sottoesposizione e con iso alti, il diaframma non c'entra.

:angelic:
Il problema infatti, non è il rumore come ampiamente descritto da @49luciano , ma la diffrazione, fenomeno che si intensifica con aperture molto piccole, come indicato in questa descrizione

Vedi l'allegato 46760

Qui la fonte https://www.fotografareindigitale.com/la-diffrazione/2996
dubbio del tutto onanistico: ma se si tratta di in fenomeno ottico, dovrebbe esserne soggetta anche la pellicola, giusto?
 

bobol

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49luciano

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dubbio del tutto onanistico: ma se si tratta di in fenomeno ottico, dovrebbe esserne soggetta anche la pellicola, giusto?
Ciao, sono abituato a fare esempi pratici e quindi farò ancora un esempio dove tu, hai un supporto del tipo pellicola, ovvero un foglio bianco e lo devi illuminare con due fonti diverse, una luce ampia e una luce puntiforme, sul foglio di carta arriva comunque una luce che illumina il foglio stesso, sostituiamo il foglio con qualcosa che simuli il sensore digitale, prendiamo delle scatole portauova,, quelle che hanno tutte quelle forme che fanno da protezione delle uova stesse, mettiamo di essere in grado di avere qualche decina di queste scatole appaiate e sopra queste scatole mettiamo una lasta di vetro lavorata a tante piccole lentine diffusori di luce e sopra ancora una lastra di cristallo, quindi accendiamo su queste scatole una lampada che copra le scatole e vedremmo le nostre protuberanze illuminate omogeneamente, (simuliano che sia il diaframma tutto aperto) ma se sotituiamo la lampada con una lampadina singola e piccola che simula un diaframma chiuso avremmo si l'illuminazione delle scatole interamente ma ai bordi, pur avendo il diffusore lenticolare (lastra di vetro con tante piccole lentine) resterebbero comunque delle zone con una illuminazione non completamente omogenea, chiaramente il sensore non ha quei dislivelli di spessore che hanno le scatole portauova, ma sono sempre dei pixel che hanno uno spazio fra di loro e accolgono lo spettro dei colori in modo diverso che l'elettronica cerca di correggere ma fra la planimetria della pellicola e il sensore c'è quella differenza che crea questi problemi di diffrazione e altri problemini che, per fare fotografia e godercela, fa piacere conoscerli ma tanto per informazione.
Gianni, mi stupisce la tua educazione, vedi @bobol , ma sempre per correttezza spiega "dubbio onanistico" così evito di andare su wikipedia, ciao a tutti.
:) :)
 

bobol

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Trattasi di seghe ^_^
 

lever63

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Ciao, sono abituato a fare esempi pratici e quindi farò ancora un esempio dove tu, hai un supporto del tipo pellicola, ovvero un foglio bianco e lo devi illuminare con due fonti diverse, una luce ampia e una luce puntiforme, sul foglio di carta arriva comunque una luce che illumina il foglio stesso, sostituiamo il foglio con qualcosa che simuli il sensore digitale, prendiamo delle scatole portauova,, quelle che hanno tutte quelle forme che fanno da protezione delle uova stesse, mettiamo di essere in grado di avere qualche decina di queste scatole appaiate e sopra queste scatole mettiamo una lasta di vetro lavorata a tante piccole lentine diffusori di luce e sopra ancora una lastra di cristallo, quindi accendiamo su queste scatole una lampada che copra le scatole e vedremmo le nostre protuberanze illuminate omogeneamente, (simuliano che sia il diaframma tutto aperto) ma se sotituiamo la lampada con una lampadina singola e piccola che simula un diaframma chiuso avremmo si l'illuminazione delle scatole interamente ma ai bordi, pur avendo il diffusore lenticolare (lastra di vetro con tante piccole lentine) resterebbero comunque delle zone con una illuminazione non completamente omogenea, chiaramente il sensore non ha quei dislivelli di spessore che hanno le scatole portauova, ma sono sempre dei pixel che hanno uno spazio fra di loro e accolgono lo spettro dei colori in modo diverso che l'elettronica cerca di correggere ma fra la planimetria della pellicola e il sensore c'è quella differenza che crea questi problemi di diffrazione e altri problemini che, per fare fotografia e godercela, fa piacere conoscerli ma tanto per informazione.
Gianni, mi stupisce la tua educazione, vedi @bobol , ma sempre per correttezza spiega "dubbio onanistico" così evito di andare su wikipedia, ciao a tutti.
:) :)
ciao Luciano,
se hai tempo puoi cercare qualcosa su ONAN, in ogni caso ti salto i diversi passaggi che portano al risultato dell'equazione:
Dubbio Onanistico=Pippa Mentale

condivido al 100% questo concetto:
e altri problemini che, per fare fotografia e godercela, fa piacere conoscerli ma tanto per informazione
raramente ho usato chiusure estreme, e a meno di non fare una analisi pixel per pixel (ma anche no!) non ho praticamente mai trovato difetti visibili dovuti alla rifrazione. Nei test strumentali di DxO (si può indicare l'accoppiata camera+lente) il fenomeno dovrebbe essere già presente, su aspc, già a chiusure medie, tipo F11...

non mi torna qualcosa dell'esempio: di fatto il sensore digitale "patisce" una sorgente luminosa più piccola (o veicolata attraverso il diaframma particolarmente chiuso) in quanto la luce arriva tangenzialmente alle microrlenti dei sensori, ma la rifrazione è comunque un fenomeno ottico, che si genera indipendentemente dalla destinazione
 

hauk

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Ciao, sono abituato a fare esempi pratici e quindi farò ancora un esempio dove tu, hai un supporto del tipo pellicola, ovvero un foglio bianco e lo devi illuminare con due fonti diverse, una luce ampia e una luce puntiforme, sul foglio di carta arriva comunque una luce che illumina il foglio stesso, sostituiamo il foglio con qualcosa che simuli il sensore digitale, prendiamo delle scatole portauova,, quelle che hanno tutte quelle forme che fanno da protezione delle uova stesse, mettiamo di essere in grado di avere qualche decina di queste scatole appaiate e sopra queste scatole mettiamo una lasta di vetro lavorata a tante piccole lentine diffusori di luce e sopra ancora una lastra di cristallo, quindi accendiamo su queste scatole una lampada che copra le scatole e vedremmo le nostre protuberanze illuminate omogeneamente, (simuliano che sia il diaframma tutto aperto) ma se sotituiamo la lampada con una lampadina singola e piccola che simula un diaframma chiuso avremmo si l'illuminazione delle scatole interamente ma ai bordi, pur avendo il diffusore lenticolare (lastra di vetro con tante piccole lentine) resterebbero comunque delle zone con una illuminazione non completamente omogenea, chiaramente il sensore non ha quei dislivelli di spessore che hanno le scatole portauova, ma sono sempre dei pixel che hanno uno spazio fra di loro e accolgono lo spettro dei colori in modo diverso che l'elettronica cerca di correggere ma fra la planimetria della pellicola e il sensore c'è quella differenza che crea questi problemi di diffrazione e altri problemini che, per fare fotografia e godercela, fa piacere conoscerli ma tanto per informazione.
Gianni, mi stupisce la tua educazione, vedi @bobol , ma sempre per correttezza spiega "dubbio onanistico" così evito di andare su wikipedia, ciao a tutti.
:) :)

Sembra che ho la calamita per estrarre discorsi difficili^_^

Comunque l'esempio mette i puntini sulle i.
In parole povere (restando al tema del digitale), se passa poca luce, come problema arriva di traverso e/o illumina male il sensore con conseguenza di cattiva impressione/lettura di essa.
Per cui anche facendola passare per il tempo necessario a schiarire l'immagine passerà sempre male.
Poi come dice @lever63 c'è adirittura il rischio di danneggiarlo.

F11 max F16 e basta il resto lo fà l'astuzia.:eheh:

Grazie Mille a tutti.
 
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Sembra che ho la calamita per estrarre discorsi difficili^_^
Comunque l'esempio mette i puntini sulle i.
F11 max F16 e basta il resto lo fà l'astuzia.:eheh:
Grazie Mille a tutti.
Vedi @hauk questo forum è frequentato da gentaglia che ama mettere i puntini sulle i, TU, IO @lever63 , @bobol , e tanti altri, con i nostri puntini sulle "i" vogliamo essere partecipi, che chi uno strumento sappia bene cosa sta facendo, se non fosse così torneremmo agli anni '70 quando le varie case mondiali, (kodak, agfa, e tante altre) fecero uscire sul mercato fotocamere dove non dovevi nemmeno agganciare la pellicola che era in un contenitore usa e getta e non avevano ne tempi ne diaframmi, scattavi le tuo foto se c'era un po di luce e se non c'era usavi il cubo flash, ma da allora la strada della qualità fotografica di strada ne è stata fatta, quindi facciamoci un applauso e lasciamo dietro le spalle i dubbi onanistici ...... ciao a tutti
 
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